Il ciclo dei teatrini si configura come una ricognizione intima e stratificata di oggetti e memorie appartenenti alla storia familiare dell’autrice. Non si tratta di un semplice processo di recupero o di upcycling, ma di una pratica più profonda, in cui ogni elemento conserva e restituisce tracce di vissuto. Attraverso l’assemblaggio, questi frammenti si trasformano in dispositivi narrativi capaci di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto: emozioni, legami, assenze. I teatrini diventano così spazi sospesi, in cui il passato prende forma e continua a dialogare con il presente
” i luoghi dove sei stato felice se lo ricordano”
Noi siamo un bellissimo errore. Nati storti rispetto alle regole, inermi e magnifici, inermi per scelta.
Siamo speciali perché siamo fuori dal gioco, seduti sul bordo del mondo a guardare le regole sciogliersi come colore nell’acqua.
L’arte dà significato al percorso: trasforma le cadute in segni, le ferite in mappe, il caos in direzione.
E i luoghi dove sei stato felice non dimenticano. Ti trattengono nelle crepe dei muri, nell’aria del pomeriggio, nel silenzio che resta quando te ne vai.









