. Camminare sapendo che qualcosa ci tiene, invisibilmente, umanamente, legati.
Il ciclo dei teatrini si configura come una ricognizione intima e stratificata di oggetti e memorie appartenenti alla storia familiare dell’autrice. Non si tratta di un semplice processo di recupero o di upcycling, ma di una pratica più profonda, in cui ogni elemento conserva e restituisce tracce di vissuto. Attraverso l’assemblaggio, questi frammenti si trasformano in dispositivi narrativi capaci di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto: emozioni, legami, assenze. I teatrini diventano così spazi sospesi, in cui il passato prende forma e continua a dialogare con il presente






