Opera composta da 4 mini teatrini inseriti in una scatola di plestiglass.
Il titolo evoca una profonda metafora di resilienza, indicando come i segni fisici ed emotivi del passato non siano solo ferite ma guide che indicano la direzione della conoscenza di se.
Il ciclo dei teatrini si configura come una ricognizione intima e stratificata di oggetti e memorie appartenenti alla storia familiare dell’autrice. Non si tratta di un semplice processo di recupero o di upcycling, ma di una pratica più profonda, in cui ogni elemento conserva e restituisce tracce di vissuto. Attraverso l’assemblaggio, questi frammenti si trasformano in dispositivi narrativi capaci di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto: emozioni, legami, assenze. I teatrini diventano così spazi sospesi, in cui il passato prende forma e continua a dialogare con il presente







